Madre Michel e Teresa Fardella

Una Santa amicizia

Madre Michel e Teresa Fardella De Blasi: il “primato” del loro legame

a cura di Mons. Claudio Iovine
cappellano della casa Generalizia delle Piccole Suore della Divina Provvidenza – Roma

 Prima parte

 È esistita per tanto tempo – forse oggi di meno – una diffusa e fuorviante iconografia che dipingeva  i santi come tipi depressi, arrendevoli o, nei casi migliori, alquanto stralunati. Ne veniva fuori, spesso un’identikit deprimente. È un vero peccato perché la storia invece, a conoscerla, ci parla di queste persone come arricchite da un’umanità vera, concreta, debordante, tutt’altro che strampalati buonisti. Gente “normale”, ma santa per la volontà di rimanere saldi nella fede. Gente che magari ha vissuto anche le più crudeli avversità, non piangendosi addosso, ma con la speranza di chi sa che tutto ha un senso. Ma soprattutto uomini e donne felici, già su questa terra. E poiché non si può essere felici da soli, lo sono insieme, in compagnia e lo diventano sempre di più nella misura in cui riescono a rendere felici gli altri. In questa dinamica dobbiamo leggere il cammino dell’amicizia cristiana dei santi. È quanto risulta in Madre Michel, donna a tutto tondo, grande signora, ricchissima di umanità così come ci giunge attraverso il suo ricco epistolario, in particolare quello con l’amica del cuore Teresa Fardella De Blasi. Un’amicizia bella e sorprendente, che merita di essere esplorata e raccontata.

Più che amiche: sorelle

 Sul valore dell’amicizia

 “Senza amici nessuno vorrebbe vivere, pur se ricco di tutti gli altri beni” dicevano già gli antichi filosofi, come Aristotele e la Bibbia ci insegna l’inestimabile valore dell’amicizia elaborando tra l’altro il detto: “Chi trova un amico trova un tesoro” (Sir. 6,14). È un vincolo che nel fedele si trasforma nella philadelphía, cioè nella fraternità cristiana. Anzi l’amicizia deve diventare – come spesso si sottolinea nei documenti del Concilio Vaticano II – una modalità di apostolato; l’evangelizzazione stessa deve essere sostenuta da un simile atteggiamento. Un breve percorso esplorativo per entrare nell’universo umano e spirituale della nostra Beata, soprattutto per come traspare dai testi delle sue lettere.  Questa l’idea di partenza. In realtà è materialmente impossibile rendere conto, in uno spazio così esiguo, della ricchissima varietà di sfumature che i testi prescelti ci offrono, ma ci siamo cimentati ugualmente nell’opera, pur senza saper bene dove ci avrebbe condotto e pur dovendo fermarci, ad un certo punto, ovviamente restringendo il campo a una prospettiva particolare e mirata. Sarà interessante non solo narrare, fare commenti, ma soprattutto trarne stimoli e lasciarci illuminare. Sarà come aprire o appena socchiudere una finestra: uno sguardo in più, fra i tanti possibili, sulla profondità del suo vissuto interiore e sulla difficile declinazione di quei legami che traducono l’amore nelle sue forme più varie, a cominciare da quello sponsale su cui si potrebbe indagare di più… E nelle lettere ci sono più tracce, fino a questo amor amicitiae, che prendiamo ora in considerazione. L’amicizia vissuta in tutto il suo tessuto umano e fascino spirituale, che fa sentire la persona amica come animae dimidium meae, metà dell’anima mia (Orazio, Odi 1,3,8).

Le “Tre Marie”

 Donna Teresa Grillo ved.va Michel aveva soprattutto due amiche, più care fra le altre perché con esse aveva molte cose in comune: Irma Gorresio e Teresa Fardella De Blasi (1867-1957). Si incontravano spesso, soprattutto nella Chiesa del Sacro Cuore, costruita da poco tempo, dopo il ritorno dei Cappuccini ad Alessandria. La gente le soprannominava “le tre Marie”, anche se esse non avevano tempo da perdere in chiacchiere, occupate com’erano nel realizzare i loro progetti e, soprattutto, nel pregare a lungo e con grande devozione. Sappiamo che il frate sacrestano che al mattino apriva la porta della chiesa, intravedeva, a causa della nebbia, soltanto l’ombra di una sagoma, arrivata prima ancora che s’aprissero i battenti: essa era inginocchiata sulla piazzetta a pregare, e sapeva bene che si trattava della Michel. Sappiamo anche che per il loro ardore, le ore passavano veloci, e che capitava, qualche volta, di veder venire fuori dal coro il Padre Guardiano e ordinare, con tono spiccio, di sgomberare e andare a casa a preparare il pranzo ai mariti. Certo per Donna Teresa non c’era più nessun marito. Il sodalizio fra le tre fervorose amiche è documentato di un copioso epistolario, di cui una parte è conservato.
Tornando al Santuario del S. Cuore, per tre anni queste tre anime particolarmente capaci d’intendersi lo frequentarono assiduamente e spesso insieme.  La Michel, la Fardella e Irma Gorresio, erano tutte e tre mogli di ufficiali dell’esercito. La Gorresio già da alcuni anni in stretta amicizia con la Michel a Napoli, aveva seguito il marito trasferito ad Alessandria. Fece un grande lavoro nella Croce Rossa, ma ne parleremo in seguito, a suo tempo. (Speriamo di poter fare una riflessione a parte). Erano così unite, non solo perché appartenenti ad una comune e specifica area sociale, bensì perché animate da un amore per il prossimo, per i poveri e sofferenti in particolare, veramente fuori dal comune e da una spiritualità eucaristica e mariana che determinò le intime relazioni con cui si erano sempre più legate. Al Santuario, di costruzione recente, aveva portato il suo consistente obolo anche la Michel: Fu consacrato nel 1889 dal Vescovo Salvaj. Teresa Grillo vi fece la vestizione del Terz’Ordine Francescano il 14 gennaio 1893 e la professione il 23 gennaio 1894. Teresa De Blasi vestì il 14 gennaio e professò il 23 novembre, 1893, col nome di Suor Serafina. (Spesso, specie nei primi anni, la Michel chiama nelle lettere la Fardella “Serafina mia”). Con tutta probabilità vestì e professo anche Irma Gorresio, in quello stesso periodo. Ma è proprio alla Fardella che scrive la nostra Beata, comunicando la grande gioia dell’avvenimento: “Ringrazio Dio con tutta l’anima mia per la grande gioia che mi ha dato di poter fare oggi la mia professione francescana. Ne sono ancora tutta commossa. Ora siamo proprio sorelle, e Gesù ha voluto subito consolarmi della tua assenza, mia carissima, facendomi arrivare proprio stamane la tua cara lettera colla bella nuova del tuo ritorno”[1]. È così forte questo sentimento e lagame fraterno che la firma “tua sorella” che la Michel apporrà nel suo carteggio con la Fardella de Blasi, non può che suonare in tutta la sua sincerità. Nulla di formale, di ampolloso, di sentimentale: pura realtà.

Le “Due Terese”

Mettiamo un po’ a confronto la nostra TERESA Grillo Michel e la TERESA Fardella De Blasi. L’una, la Michel, già Beata, l’altra la De Blasi Serva di Dio in avanzato processo di beatificazione. Entrambe Fondatrici di Congregazioni Religiose: le Piccole Suore Della Divina Provvidenza e le Povere Figlie di Maria SS.ma Incoronata. La Michel divenne essa stessa religiosa, consacrandosi al Signore con il nome di Suor Maria Antonietta. La De Blasi restò nel mondo, specialmente per accudire i figli e anche perché, essendo vissuta fino alla maturità nello stato di vita laicale, non si sarebbe più adattata ad un regime di vita religioso (come molti testimoniano nel processo di beatificazione, tra cui la figlia[2]) al quale si consacrò soltanto negli ultimi mesi di vita. Tutte e due si spostarono molto per seguire i trasferimenti dei rispettivi mariti. La De Blasi venne ad Alessandria nel 1891 e vi rimane fino al 1895. Nel 1897 diede vita a prime forme di opere caritative a Mantova, coronate poi con la Congregazione delle Povere Figlie di Maria SS.ma Incoronata che ebbe le prime religiose professe nel 1901, pochi anni dopo la fondazione delle nostre Piccole Suore della Divina Provvidenza, ad Alessandria nel 1899. Erano di famiglie illustri. La Michel nacque ad Alessandria il 25 settembre 1855. Il padre, il Prof. Grillo, era un chirurgo molto in vista e la madre, Antonietta Parvopassu, appartenente ad una delle famiglie notabili di Alessandria, era sorella dell’Avvocato Carlo a lungo sindaco di Alessandria e figlia dell’Avvocato Pietro fondatore della Cassa di Risparmio. Famiglia dunque dell’alta società piemontese. La Fardella nacque invece a New York il 24 maggio 1867, figlia del conte siciliano Enrico e  di una nobildonna irlandese, Giovanna Dukett. Entrambe sposate a militari di carriera: il Tenente Colonello Giovanni Battista Michel Ufficiale dei Bersaglieri e il capitano di Fanteria Raffaele De Blasi . Vissero entrambe la condizione vedovile. La nostra Beata non aveva ancora compiuto i 36 anni; rimase vedova nel giugno del 1891; la Fardella invece perse il marito nel 1937, quando lei era ormai settantenne: si era sposata molto giovane, prima ancora della Michel, il 15 marzo 1884, mentre i Michel si erano sposati il 2 agosto 1877. L’una quindi si era sposata ad appena 17 anni, mentre l’altra, la nostra Beata, a quasi 22 anni. Furono madri, tutte e due, anche se in maniera diversa: la Beata infatti non generò figli, ma divenne “madre di tanta povera gente”; la De Blasi invece, oltre che curare i poveri, dovette educare ed accudire anche due figli, Francesco e Giovanna, perdendo, tra l’altro, con grande sofferenza il primogenito nel 1949… La De Blasi muore a Trapani il 26 agosto 1957 mentre Madre Michel muore ad Alessandria il 25 gennaio 1944.

Ai Cappuccini

Se furono, sia l’una che l’altra, francescane nella radicalità evangelica di vita, lo si deve anche ad una efficace e sapiente guida spirituale dei Padri Cappuccini che reggevano il Santuario del Sacro Cuore, in particolare Padre Ruggero, consigliere illuminato, religioso attivo e caritatevole, amante del culto e della casa del Signore. Che con lui si fosse creata una forte intesa ed affinità spirituale con queste pie signore, lo si riscontra proprio in una lettera in cui la Michel scrive alla Fardella: “Oh, quante croci, mia buona Teresa, e quanti meriti ti prepari per il Cielo! Beata te che puoi soffrire pel tuo Dio, e dimostrarGli così il tuo amore! Oggi, appena ricevuta la tua cara lettera, che aspettavo da più giorni con tanta impazienza, sono andata da Padre Ruggero per dargli le tue nuove e per raccomandarti alle sue preghiere. Egli le ascoltò col più grande interesse, comprende quanto devi soffrire, ma assicura che è pel bene dell’anima tua e che vivi tranquilla e rassegnata alla volontà di Dio. Egli prega sempre, e pregherà tanto tanto per te. Non temere dunque che non cammini, ma corri per quella via che conduce alla Santa Montagna…” (Lettera del 1.01.1894) “In questi giorni vado un po’ meno nella nostra cara Chiesa, perché essendovi la calamita in Duomo (il nostro Caro Gesù esposto) mi lascio attirare dolcemente, e trovo meno tempo per andare dai frati cappuccini, e ieri avevo un grandissimo rimorso di non esserci andata affatto. Oggi però ci andai per la Messa delle ore 10 e mezzo e procurerò di non lasciar passare giorno senza andarvi. Non ho potuto ancora parlare con Padre Roggero dopo la tua ultima lettera per dargli le tue nuove. Conto di farlo domani. L’altro giorno, primo venerdì del mese, fece il discorso alla sera dopo la Via Crucis e parlò tanto bene! Disse che l’amore per Gesù si misura dal desiderio di patire, e trovò delle così belle espressioni, che toccavano proprio il cuore! Quanto ho pensato a te, e come ti ho desiderata!” (Lettera 7.01.1894). “…Ho visto Padre Ruggero ieri e gli feci i tuoi auguri e saluti che ti ricambia con tutto il cuore. Io ormai lo posso vedere di rado, e ieri non mi parve vero di trovarmi nuovamente ai Cappuccini.” (Lettera 30.12.1894) “I poveri Frati sono proprio provati in questi tempi! Figurati che pochi giorni or sono il povero Padre Quirino ha dovuto essere ricoverato presso il Manicomio perché la sua pazzia si era accentuata tanto da non permettere più di lasciarlo fuori. Ieri l’altro poi, moriva di polmonite fulminante in 48 ore quel povero Padre Angelico che celebrava sempre la nostra Messa delle 9 e che era vestito da prete; quello che pregava per te, se ti ricordi, e che piaceva a Irma, e che era tanto buono. Così ora mancano due preti per la Messa e non sanno come faranno a sostituirli. E per di più ve ne sono parecchi ammalati coll’influenza. E quel povero Padre Ruggero, con tutti questi guai, non sta neppure tanto bene lui, e si raccomanda alle nostre preghiere. Domani gli farò la tua commissione. Dio gli manda tutte queste prove per farlo proprio santo; e, infatti, le sopporta con molta pazienza e con serenità d’animo ammirevole. Che Dio l’assista e ce lo conservi lungamente.” ( 5 Lettera, 26/12).   “Ai Cappuccini hanno celebrato la Festa dell’Immacolata. Quest’anno avevano un bravissimo predicatore, anch’egli Frate.  Io vi andai per tre volte, ma rimpiango di non poterci andare sempre. Dopo vi furono le Quarant’ore. Oh, come era bella quella nostra Chiesa coi contraltari nuovi e tutto così candido ed elegante! Pareva di essere in Paradiso. Vi andai a ricevere la benedizione e pensai tanto a te e ti desiderai tanto a me vicina.” (Lettera 6, 9 dicembre). “Stamane ho potuto fare i tuoi saluti a Padre Ruggero… Egli ha detto che eri sempre a Casoria e che tuo marito era andato solo in Sicilia. Allora gli uscì spontaneo dal cuore: Per tanto così poteva anche rimanere! Carissima, abbiamo parlato un poco di te, e con quanta gioia del mio cuore non ti posso dire.” (Lettera 4, 16 dicembre). “Dio però mi ha riservato anche delle consolazioni, e Padre Roggero, che per me è il suo rappresentante, mi ha consolata assai stamane.  Insieme abbiamo parlato di te, mia carissima, di cui tanto si interessa. Mi disse di salutarti tanto e di assicurati che pregava tanto per te, e che ti raccomanda sempre la santa obbedienza. Oh, come ho provato in questi giorni la necessità di questa, e di un’intera confidenza! Mi sento tanto sollevata e ne ringrazio Dio come d’un grande favore.” (Lettera 7, Alessandria il 23 sera. Pag.117/118).  
Da questi brevi cenni si alza un po’ il velo di questo intreccio di anime, saldamente legate da una comunione d’amore spirituale, ben radicata nel cuore di Cristo.

 

[1] Lettera datata 23 gennaio 1894, in Lettere varie, vol.II, pag.132
[2] Cfr. Positio super vita virtutibus et fama sanctitatis Teresa Fardella ved.va de Blasi, pag.499 ad 11

Seconda parte

Nel continuare le riflessioni sulle amicizie spirituali di madre Michel, in particolare con la Serva di Dio Teresa Fardella De Blasi, possiamo innanzi tutto trovare luce nelle esortazioni che il Santo Dottore Francesco di Sales, maestro di vita spirituale, rivolgeva a Filotea perché amasse tutti, con un grande amore di carità, ma si legasse ” con un rapporto di amicizia soltanto con coloro che possono operare con te uno scambio di cose virtuose”… Si potrà tirare la stessa conclusione del Santo Vescovo di Ginevra, quando afferma che “più le virtù saranno valide più l’amicizia sarà perfetta” ? Dopo aver letto, decideranno i lettori…

Risalire agli inizi

La contessina Teresa Fardella doveva seguire gli spostamenti del marito Raffaele de Blasi, allora capitano di artiglieria. Venne così a contatto con autorevoli membri del mondo ecclesiastico (per es. il Cardinale Capecelatro a Capua) e con persone impegnate in opere di grande rilievo sociale e religioso, anche con la nostra beata Teresa Grillo Michel. Dapprima i coniugi Fardella De Blasi si stabilirono a Palermo, poi, quando il marito fu mandato in Africa per combattere, la giovane Teresa Fardella, rimasta incinta, tornò a Trapani dove diede alla luce il secondogenito Francesco (9 marzo 1886). Presumibilmente la Beata e la SdD si conobbero in questo periodo nel quale la Michel si trovava in Sicilia al seguito del marito. E forse fin da allora cominciò il loro saldo rapporto d’amicizia e di collaborazione nell’apostolato. Ciò si può evincere da una dichiarazione rilasciata dalla Superiora Generale dell’Istituto fondato dalla Fardella, madre Flaminia Guerra, nel 1958: “ Gli inizi di tale rapporto ( di conoscenza con Teresa Grillo Michel) risalgono all’epoca in cui il Colonnello G. Battista Michel fu di guarnigione in Sicilia, seguito dalla consorte, in anni antecedenti alla di lui morte, avvenuta a Napoli il 13 giugno 1891”[1]. Ciò è importante e spiega come il rapporto si sia poi intensificato nel periodo che la Fardella trascorse ad Alessandria (1891-1894): periodo cruciale e decisivo, perché quello in cui perse il marito e cominciò la “vita nuova”. E quando apre il “Piccolo Ricovero”, l’amica trapanese si trova ad Alessandria, in un certo senso al suo fianco, sono comunque anni di assidua frequentazione che segnarono una delle tappe fondamentali dell’esistenza della SdD Teresa Fardella, come si attesta nella Positio Super Virtutibus ( Informatio, pag.38). Per comprendere la notevole importanza della conoscenza ed amicizia delle nostre due Dame, basterebbe andare all’Autobiografia della Fardella in cui si attribuisce alla Provvidenza il loro incontro: “Nel 1891, fummo trasferiti in Alessandria (Piemonte). Il Buon Dio che dà ai nostri cuori i buoni sentimenti e che guida e dirige le anime nostre, credo che permise il nostro soggiorno in Alessandria; è là che io conobbi un’anima eletta, che divenne mia carissima amica, la Sig.ra Teresa Grillo, vedova del Signor Tenente MichelColonnello dei Bersaglieri”[2]Stando a questa dichiarazione e a quanto scrive la Michel all’amica, raccontandole dell’abbandono del Palazzo per recarsi a vivere in Via Faà di Bruno, negli edifici dove sta iniziando l’opera con i suoi assistiti e le prime compagne, la stessa confida accorata: Pare che sia giunto proprio il giorno di lasciar questa casa, e non ti nascondo che ho il cuore grosso grosso… Oh, lo sa Dio che non rimpiango nulla di queste cose che lascio, o almeno che ne rimpiango una sola: questo ritratto del mio Giovanni che non mi é mai sembrato così rassomigliante come ora che lo devo lasciare… E poi avrei voluto darlo via subito, mi fa male (di) lasciarlo così solo in Casa, mi pare che l’abbandoni… Ma egli sa che mai forse l’ho amato come ora, e di lassù mi perdonerà questo apparente abbandono. (…)Cara, cara Teresa mia! Ti ho conosciuta ed amata in questa Casa, e ti amerò ancor di più in quella che andrò ad abitare, e dove spero di poter essere tutta tutta di Dio. Come anelo al giorno in cui, assorbite interamente nel suo amore, non ne saremo più distolte da tutte queste terrene e basse cose! “ (Lettera 13, pag.124, da casa mercoledì). Il trasferimento avviene nel corso del 1893, nella casupola di un piano appena comprata e poi ampliata successivamente, con la fidata Paolina… Ma quanta umanità c’è in questo distacco… Quanto rappresentava per lei il suo amato Giovanni! Riesce a confidarsi solo con l’amica Teresa Fardella De Blasi, perché gli amici veri sono quelli a cui si dicono i segreti, quelli che agli altri non si dicono.

L’amicizia chiede la presenza

Aiutano a comprendere ancor meglio l’importanza del rapporto d’amicizia instauratosi tra la Beata e la SdD alcune lettere inviate dalla Michel. Citiamole dunque. Il 9 dicembre 1893 esternava tutto il proprio affetto: “ Già da parecchi giorni ti volevo scrivere per ringraziarti della cara tua e per dirti come ti voglio bene e come penso a te. Ma tu sai che sovente non si può fare quello che si vuole, e che bisogna tralasciare le cose che piacciono di più per fare quelle che ci sembrano più utili. Perdonami dunque, o mia Teresa, credi che la tua cara immagine è così profondamente scolpita nel mio cuore che non potrà venirne mai cancellata da nessuna umana vicenda” (lettera di Teresa Michel alla SdD, 9 dicembre 1893). Due giorni dopo, nella prosecuzione della lettera suddetta, si espresse con accenti analoghi: “Ti lasciocarissima, colla penna, solo però perché col cuore ti sono sempre vicina. Voglimi bene e prega per me che ne ho tanto bisogno. Dovrei essere tanto diversa da quella miserabile che sono per ottenere tutte le grazie di cui ho bisogno. Che Dio abbia pietà di me, e non faccia andar a male tutto per causa mia” (Lettera di Teresa Michel alla SdD, 11 dicembre 1893). Anche il 7 gennaio dell’anno successivo, 1894, la Grillo manifestò sentimenti di grande amicizia e vicinanza spirituale nei confronti della SdD: “Ho avuto ieri sera la tua lettera, e come l’aspettassi con impazienza, te lo puoi immaginare. Grazie a Dio le notizie che mi dai del tuo piccino sono migliori, e ne benedico Iddio con tutta l’anima. Come pure lo benedico di non aver permesso che fossi andata in Sicilia in questi giorni, e di aver fatto tornare anche tuo marito. Ora che cosa pensate di fare, miei carissimi? Tornerete presto fra noi? Io ti desidero tanto e con me ti desiderano tutte le persone che ti vogliono bene e non sono poche, ma io più di tutte, e su questo punto sono gelosa del primato”. (Lettera di Teresa Michel alla SdD, 7 gennaio 1894). Altre Lettere, che avremo occasione di esaminare andando avanti, nel tempo, con questo nostro lavoro, ci indicheranno come tale rapporto di amicizia si sia sviluppato, protraendosi per molti anni ancora.

Sorprendenti Testimonianze autobiografiche

Per comprendere meglio l’importanza della conoscenza e della frequentazione tra le “nostre due Terese”, riveste una straordinaria rilevanza l’autobiografia della SdD Teresa Fardella che attribuisce esplicitamente alla Provvidenza tale incontro: “Nel 1891 fummo trasferiti in Alessandria (Piemonte). Il buon Dio, che dà ai nostri cuori i buoni sentimenti e che guida e dirige le anime nostre, credo che permise il nostro soggiorno in Alessandria; è là che io conobbi un’anima eletta, che divenne mia carissima amica, la Signora Teresa Grillo, vedova del Sig. Tenente Colonnello dei Bersaglieri, Michel”[3]. La Fardella ne descrive poi con larghezza di particolari l’attività a favore dei più bisognosi, manifestando tutta la propria ammirazione per quanto faceva la Beata e che costituì per lei un esempio ed uno sprone a vivere sempre più in adesione alla volontà divina: “Quell’anima pia era tutta dedita al sollievo degl’infelici; ne visitava i tuguri, soccorreva i miseri, visitava gli ospedali, ricoverava le povere bimbe abbandonate e la squisitezza della sua anima, innamorata di Gesù, attirava la creatura più misera e meschina. In lei vidi il sogno della mia vita, cioè la speranza di poterla seguire nelle sue opere sante e così unirmi al mio Signore, dopo aver lottato con il desiderio di servirlo contro l’attaccamento ai piaceri vani di questa terra; ma inutilmente, il buono Iddio, da Buon Pastore, correva dietro alla sua pecorella!!… Ma quanta mia ingratitudine verso un Dio così pietoso!… Ammiravo la mia Teresa Michel e ardevo dal desiderio di imitarla nella sua bontà, nella sua carità e condividere la sua vita”.[4]

Testimonianze biografiche

Padre Confortin, nella biografia della Fardella[5], sul periodo vissuto in Alessandria, così sottolinea l’importanza dell’incontro con Donna Teresa Grillo: “ Dopo circa sette anni di permanenza a Capua, nel 1891 il Capitano de Blasi fu trasferito ad Alessandria in Piemonte. Lo segue Teresa con il figlio Francesco. Vi rimasero quattro anni. In Alessandria s’incontra con la Signora Teresa Grillo, vedova di Giovanni Battista Michel, Tenente Colonnello dei Bersaglieri, morto nel 1891. Con lei e con Irma Gorresio – anime dedite all’amore di Dio e del prossimo – stringe amicizia ed emulazione che fioriscono in uno sforzo sempre maggiore di interiorità e di apostolato. Si applicano alla vita di pietà e ad opere di apostolato, specialmente all’assistenza ai poveri e ai fanciulli. Tutto questo per Teresa Grillo Michel sfocia nell’Istituto della Provvidenza, mentre per la nostra Teresa (Fardella) diviene una ulteriore preparazione al disegno di Dio nei suoi riguardi.” Ascoltiamo ora l’interessante parere del biografo della Fardella, che riguarda da vicino la nostra ricerca: “L’amicizia di Teresa Fardella con la Michel perdura molto nel tempo, espressa nel copioso epistolario che ancora possediamo. In esso Teresa Michel appare come una buona sorella maggiore capace di guidare nelle cose dello spirito. La nostra Teresa (Fardella) si pone nell’atteggiamento di umile discepola, bisognosa di consiglio, di incoraggiamento e di correzione.”[6]

Le informazioni dai testimoni della Causa di beatificazione

Alcune deposizioni raccolte durante l’inchiesta diocesana per la beatificazione di Teresa Fardella ci offrono utili informazioni per uno spaccato ulteriore sul rapporto delle nostre due amiche, anzi “sorelle”. Suor Clara Napoli, per es., religiosa dell’Istituto di Maria SS.ma Incoronata, che fin da giovanissima conobbe la Fardella e la frequentò a Trapani, ricorda, sulla base della propria esperienza personale, il rapporto di grande stima sussistente tra la SdD e la beata Teresa Grillo Michel: “Lo confermo perché riferitomi dalla SdD, la quale sovente parlava delle belle v irtù di Teresa Michel che Teresa De Blasi cercava di imitare: così il dormire per terra, con la faccia per terra e le braccia aperte. E la SdD diceva che la Michel riusciva a far questo per tutta la notte, mentre lei per una sola parte”[7]. La Signora Silvestri Osanni, che conobbe la Fardella a Mantova essendo insegnante nell’Opera da lei diretta, conferma tale aspetto: “ So che la Michel è stata l’ispiratrice della De Blasi”[8]In tal senso è interessante anche quanto riferito da Pietro Salvo, pronipote della SdD Fardella, il quale ricorda come quest’ultima parlasse con grande edificazione della beata Teresa Grillo Michel: “Riguardo alla Michel ricordo che la zia (Fardella) ne parlava sempre con grande senso di amicizia e si esprimeva nei suoi confronti come di una guida nell’avvio delle sue opere. Il ricordo di questa sua amica l’accompagnava anche negli ultimi anni” [9].Il minimo che si possa dire quindi è che dai loro contatti scaturì un forte impulso spirituale ad intraprendere la loro vasta attività caritativa ed apostolica, perché se è vero che la Fardella, anche perché più giovane ne ebbe alimento e guida, è anche vero che donna Teresa Grillo ebbe dall’amicizia con la Fardella un appoggio umano, con cui confidarsi e sfogarsi, talvolta, aprendosi forse come con nessun altro. Questo è un elemento di fondamentale importanza perché a lungo la Signora Madre si sentì e fu lasciata sola, incompresa persino dal clero, oltre che dai familiari, parenti e dalle antiche amicizie salottiere della Alessandria-bene del tempo.

Complicità, piccoli segreti, umorismo

Nella lettera del 9-11 dicembre 1893 con sano realismo, ma non senza determinazione, la Michel scrive alla Fardella:”Per ora prendiamo con la maggior rassegnazione queste prove che Dio ci manda, e accontentiamoci di trovarci unite in Lui senza gustare la dolce consolazione di vederci, di parlarci. Però ci scriveremo perché senza tue nuove non posso stare, e per quanto poco tempo abbia disponibile, l’avrò sempre per te, per mandarti due righe…”. Dando qua e là qualche sfogo alle sue amarezze, con l’amica si può lasciar andare: “Com’è difficile fare il bene, Teresa mia! Come pochi sono quelli che lavorano unicamente per la gloria di Dio, dimenticando se stessi per gli altri!” E poi, quando riprende la stessa lettera qualche giorno dopo averla interrotta, addolorata perché avevano dovuto togliere il SS.mo Sacramento dalla cappella dell’Istituto, non avendo ancora i dovuti permessi, chi può capirla a fondo se non la cara amica che con lei ha condiviso tante ore di adorazione, di quarantore e di veglie eucaristiche? “Oh, Teresa, quante difficoltà, quanti ostacoli, quante spine! Eppure le desidero, e se non le avessi avrei paura. Ma intanto vi sono dei giorni in cui mi trovo tanto sola e tanto cattiva, e tanto debole e buona a nulla, che mi viene meno il coraggio e non so come andare avanti…”.  L’intesa è talmente perfetta che la Michel può tranquillamente parlare per entrambe con lo stesso giudizio, per le comuni esperienze. Si ha l’impressione che sì, sono due, ma in realtà è come se fossero una persona sola. Lo conferma quanto scrive la Signora Madre, il 7 gennaio del 1894 all’amica: “ Sono sicura che la tua presenza costà farà tanto bene, ma comprendo quanto ti deve costare il vivere in un ambiente così diverso, e così poco all’unisono coi tuoi sentimenti. Veramente siamo diventate un po’ difficili, e un po’ impossibili per la generalità della gente, ma dopo tutto che c’importa quando Gesù è con noi?”. Sono davvero pronte a sfidare il mondo e in questa lotta la loro solidale unione è una garanzia di vittoria, già dal punto di vista semplicemente psicologico e umano. Da questo si comprende bene di quanto consapevole fosse Donna Teresa Grillo della situazione, e per quanto intrisa di devozione e spiritualità, rimane con i piedi ben piantati a terra e diventa persino umoristica, arrivando a definire entrambe, lei stessa e l’amica. “…un po’ difficili…e un po’ impossibili…”. Vedremo in seguito in che cosa concretamente consisteva il loro essere impossibili, incrociando un po’ le storie delle loro due fondazioni.


[1] AFDB, fondo SdD Fardella, Dichiarazione di Madre Flaminia Guerra – 1958; sono dichiarazioni extra-giudiziali rilasciate da persone che conobbero la SdD Teresa Fardella e che hanno deposto a futura memoria su vari aspetti della sua vita e delle sue opere.
[2] APFM, fondo Fardella, cartella Autobiografica: Autobiografia della Serva di Dio: Lettere e scritti della Serva di Dio, III, 172,3
[3] APFM, Fondo Fardella, cartella Autobiografia: Autobiografia della SdD: Lettere e scritti della SdD, III,172,3
[4] Ivi, 172-173, 3-4
[5] Confortin D., La carità fiamma di una vita, Lipotipografia Abate, Pacco (TP),1996
[6]  CONFORTIN , Ibidem ut supra, pag. 17-18
[7] Positio Fardella, Summarium, pag.539, T.XI, par.111
10 Positio Fardella, Summarium, pag.640, T. XL, par.297
11 Positio Fardella, Summarium, pag. 664, T. XLVIII, par.355

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