Icona del Carmelo di Harissa

Icona dipinta in occasione della beatificazione, dal Carmelo della Theotokos e dell’Unità ad Harissa, in Libano. È splendida opera d’arte, espressione di fede e occasione di preghiera.

IL FASCINO DELL’ICONA

L’icona dipinta, in occasione della beatificazione, dal Carmelo della Theotokos (Madre di Dio) e dell’Unità ad Harissa, in Libano, non è solo una splendida opera d’arte. Nessuna icona autentica è «solo» una bella pittura. E, infatti, innanzitutto un’espressione di fede e un’occasione di preghiera. Scrive san Basilio il Grande: «Colui che fissa lo sguardo sugli splendori e grazie della Bellezza, in qualche modo, si fa partecipe di essa, colorandosi di una certa tinta che traspare in se stessa il fulgore contemplato».
Non è questa la sede per uno studio sulla teologia dell’icona. E certo però che la contemplazione dell’icona di Madre Michel suscita un’emozione spirituale ed ecclesiale profonda. È un grande messaggio, una forte provocazione cristiana.
Nell’icona si osserva il racconto evangelico delle Nozze di Cana; la figura centrale della Madre; le scene escatologiche rappresentate nei quattro angoli e sette miniature agio grafiche che raccontano gli avvenimenti più rilevanti della vita della Madre, manifestando l’intervento di Dio nella sua azione.

LA FIGURA CENTRALE

Il nome della beata è proiettato su oro brillante, simbolo della divinità. La figura appare nell’atteggiamento di «camminante». Senza esitazioni, corre verso il traguardo, spinta dalla chiamata di Dio a realizzarsi nel suo apostolato tra i poveri. È lei stessa a dare il titolo all’icona: «La carità di Cristo mi spinge» (2 Cor 5,4). Il suo atteggiamento, lungi dall’essere puro attivismo, rivela l’impulso dello Spirito Santo che ha trasformato il suo sguardo che ormai è fisso in Gesù.
L’illuminazione della beata ha raggiunto tale intensità che sembra somigliante alla luce, allo splendore del Tabor. Come gli apostoli che con la luce del Tabor scoprono la divinità, così anche Madre Teresa scopre il volto di Dio nei poveri, negli emarginati, negli ammalati.
Veste l’abito della sua Congregazione. Un abito al quale lei ha dato “Un’importanza fondamentale. Risaltano sul velo e sullo scapolare alcuni riflessi luminosi: sono pennellate di lapislazzuli, pietre preziose che gli antichi iconografi usavano per indicare una traccia della trascendenza divina. Quei riflessi simbolizzano la fede, la speranza e la carità.
Nella mano sinistra la Madre tiene una pergamena sulla quale si legge il suo messaggio: «Amate, amate, amate e andate a Lui con confidenza». È un messaggio che rivela il suo radicalismo evangelico, cioè il Vangelo vissuto nella sua essenza. Con la mano destra mostra ciò che la circonda. È un gesto di squisita delicatezza. Indica così «il luogo» dove essa ha vissuto la propria avventura: la Divina Provvidenza.
La fonte ricorda il desiderio più volte espresso da Madre Teresa di «essere una fontana posta sulla pubblica via, ove tutti possano attingere soccorso ad ogni ora». L’acqua esprime questo carisma trasmesso alla sua Congregazione.

LE NOZZE DI CANA

Il racconto evangelico delle Nozze di Cana consente di penetrare nel grande mistero dell’ intercessione di Maria. L’icona è come impregnata del mistero di Cana ed è attraverso questa luce che deve essere letta e contemplata: la Madre del Verbo di Dio, la Theotokos, che nelle sue «instancabili suppliche e nella incrollabile intercessione» (Kondakion della Liturgia bizantina – Festa della Dormizione), «sempre esaudita», guarda la miseria degli uomini e la porta in cuor suo per presentar la a Gesù. Questo mistero si compie pienamente nella vita di Madre Teresa per la quale la Madre di Dio intercede incessantemente. Il Figlio risponde alle suppliche di sua Madre facendo sgorgare generosamente il «vino» simbolo di ogni Grazia.

LE QUATTRO SCENE ESCATOLOGICHE

Le quattro miniature, rappresentate agli angoli dell’icona, aprono ad una dimensione cosmica per abbracciare, in queste scene evangeliche, l’universo. Ecco i quattro temi: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare», «Ho avuto sete e mi avete dato da bere», «Ero nudo e mi avete vestito», «Ero malato e mi avete visitato» (Mt 25, 35-36).
Testimone dell’Amore, Madre Teresa è divenuta tale leggendo e accogliendo queste parole di Gesù che hanno trasformato la sua vita. Rivestita di Cristo, ebbe verso i poveri gli stessi sentimenti del Signore. Con passione, vedendo in essi Gesù, ha potuto compiere le opere di misericordia. Ha abbracciato le miserie umane, offrendo rifugio e conforto alle persone sole e disperate.
Il povero, rappresentato in queste quattro miniature, ha la testa circondata dall’aureola, nella quale è tracciata una croce su cui sono scritte le lettere greche che significano: «Io sono colui che sono» (Es 3, 4). Questo per mettere in rilievo l’identificazione di Gesù con i poveri.

LE SETTE MINIATURE AGIOGRAFICHE

Le sette miniature, infine, esprimono gli avvenimenti rilevanti della vita di Madre Teresa che manifestano l’intervento di Dio nella sua anima e nella sua azione. Ecco i temi delle miniature: Tu sarai Madre – Il Palazzo si riempie di bambini poveri – Questuante per i suoi poveri – Donna Teresa, la mia mamma! Perdono, perdono – Professione religiosa – Adorazione – Dormizione della Madre.

Giampaolo Mattei

 

 

Carmelitane di Harissa

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