«Testimoni del perdono, come Maria Goretti»

 

Papa Francesco chiede di essere «testimoni del perdono» come santa Maria Goretti (1890-1902). Lo scrive nel messaggio indirizzato nel 2016 alle diocesi di Albano e Latina-Terracina-Sezze-Priverno, terre che legano il loro nome alla luminosa figura della giovane colpita a morte per essersi opposta a un tentativo di violenza e che la venerano come patrona.

Francesco ricorda la «povertà» che ha vissuto la ragazza, sottolinea il suo «fervore» nel ricevere l’Eucaristia e soprattutto pone l’accento sulle «parole di perdono» che ebbe verso colui che intendeva violentarla. Il Papa cita Le Ferriere (presso Latina) dove fu colpita a morte, la «tenda del perdono» a Nettuno dove morì, il Santuario della Madonna delle Grazie e di Santa Maria Goretti. Tutto ciò per dire che «il perdono è una forza che risuscita a vita nuova». (G.G.)

La povertà e l’urgente necessità di lavoro spinsero la famiglia Goretti ad emigrare dalla nativa Corinaldo (nelle Marche) nell’Agro Romano prima e poi nel cuore di quelle che erano, all’epoca, le Paludi Pontine, terre fertili ma insidiose a motivo della malaria; lacrime e povertà accompagnavano ieri – come, drammaticamente, ancora oggi – i cammini di famiglie e di popoli che hanno all’origine le cause più varie, fra cui la povertà (cf. Amoris Laetitia n. 46). È una circostanza che ci fa sentire ancora più vicina questa ragazza comunemente chiamata Marietta; la famiglia visse con dignità questa situazione e mentre la Mamma Assunta provvedeva al lavoro, Marietta si prendeva cura dei fratelli e accudiva alla casa.

È commovente il fervore con il quale Marietta si preparò a ricevere per la prima volta l’Eucaristia e con cui, in seguito, si accostava alla mensa eucaristica. Anche se, vista la situazione dei luoghi e le circostanze della sua vita, si poté cibare di Cristo solo altre poche volte, una testimone ricorda, in proposito, questa significativa espressione della piccola Goretti: “Quando andiamo a fare la Comunione? Non vedo l’ora !” ; al numero, dunque, supplì l’intensità dell’amore per Gesù Eucaristia, senza la cui forza non avrebbe potuto compiere la scelta fondamentale della sua breve esistenza, per cui il venerabile Pio XII, il giorno della sua canonizzazione, poteva affermare che il candido giglio della sua verginità era stato imporporato dal sangue dei martiri (cf. AAS 42 [1950], 579).
Mi piace oggi porre in evidenza che, nel momento in cui, ferita a morte, compì la scelta suprema della sua vita, Marietta non pensava più a se stessa, ma a proteggere chi la colpiva a morte: «Così vai all’inferno… », ripeteva ad Alessandro Serenelli! Conosciamo pure le parole di perdono che ella ebbe per lui; sul letto di morte, al cappellano dell’ospedale di Nettuno, disse: «Lo perdono e lo voglio con me in paradiso».
Nella bolla Misericordiae Vultus ho sottolineato che «il perdono [ … ] diventa l’espressione più evidente dell’amore misericordioso e per noi cristiani è un imperativo da cui non possiamo prescindere. Come sembra difficile tante volte perdonare! Eppure, il perdono è lo strumento posto nelle nostre fragili mani per raggiungere la serenità del cuore» (n. 9). Proprio questa generosissima offerta di perdono accompagna la morte serena della giovane Marietta e costituisce per il suo uccisore l’inizio di quel sincero cammino di conversione che, alla fine, lo condurrà a gustare il fiducioso abbandono nelle braccia del Padre delle misericordie.
Il perdono è una forza che risuscita a vita nuova e infonde il coraggio per guardare al futuro con speranza» Francesco
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