Proposta esemplare di vita

L’Eucaristia

Perché Gesù ha istituito l’Eucaristia proprio nell’ultima ora di libertà che gli rimaneva ancora per disporre di sé, prima che gli fosse impedito dalla cattura, morte e sottrazione ai nostri sguardi? Perché non lo fece prima? Non lo fece perché prima c’era Lui, presente; dopo, presente non lo sarebbe stato più; eppure presente lo voleva assolutamente essere; era venuto per restare con noi, non per andarsene. Voleva rimanerci accanto e ci rimase.

L’Incarnazione era una venuta tra noi e si concluse con l’Eucaristia, che è tanto un rimanere con noi da diventare un entrare dentro di noi. Dentro però non solo un momento ma sempre, in ogni momento. L’Eucaristia è un ingresso nella nostra anima per dimorarvi. Egli ha voluto una compagnia che diventasse intimità: ciò esige però che quest’intimità la vogliamo anche noi: è un’area nella quale non sono ammissibili costrizioni; Gesù invita ed attende una libera risposta. Si tratta di una compenetrazione di vita che non può essere che una corrispondenza di slancio del cuore. L’Eucaristia è quindi un richiamo, uno stimolo, un sostegno perché anche noi viviamo in una perenne unione con lui: alla sua presenza.

Gli antichi Padri della Chiesa insegnarono che la continuità nella preghiera inculcata da Gesù e ribadita da S. Paolo consiste essenzialmente nel vivere alla sua presenza. Stargli insieme, accompagnarsi con lui in ogni movimento: condividere il respiro dell’anima. La celebrazione eucaristica è un’azione liturgica che deve prolungarsi vivificando tutte le azioni della giornata: non ci può più essere solitudine. In ogni problema coinvolgerLo.

È comunque un’uniformità che s’appunta nei momenti culminanti di quell’adorazione eucaristica nella quale tutta la persona si concentra in Lui, in un dialogo che viene ad assumere un’intensità che si fa unità. E di questi colloqui, stretti stretti, la Beata Madre Teresa ebbe sempre una sete vivissima. Il 10.10.1924 confidava: «Vorrei avere una famiglia più consacrata al sacrificio ed alla preghiera dell’Adorazione al SS. Sacramento e mi pare che Gesù lo voglia e che stia preparando qualche cosa». E la sua aspirazione fu così evidente e convincente che venne documentata nelle Costituzioni della Congregazione, nelle quali l’art. 71 dichiara: «La nostra Fondatrice visse l’esperienza di Dio, l’esperienza profonda dell’abbandono filiale alla Divina Provvidenza. La sua continua orazione, centrata nell’Eucaristia, alimentava in Lei la fiducia nel Padre e le dava la forza di compiere la volontà di Lui».

Nell’Eucaristia il corpo vivente di Gesù si fonde con il nostro corpo vivente; è una compenetrazione tra esseri così diversi che quello onnipotente attrae la nostra persona così impotente; gli antichi Padri della Chiesa parlarono di una divinizzazione del cristiano. Non fu enfasi, fu realtà. Quell’anelito che ebbero i nostri progenitori nell’Eden e che vollero attuare per la via sbagliata, Gesù lo inserisce nel percorso giusto. Viene in noi per trasformarci in lui: e lui è Dio. Da esempio da imitare è salito ad una presenza con cui condividere la vita.

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