La Cavallarota – Spinetta Marengo

SPINETTA MARENGO (AL) 15047

Via Stortiglione – Cavallerotta

Casa natale della Fondatrice

  • Noviziato P.S.D.P.
  • Accoglienza gruppi di preghiera

 

La piccola Teresa con i genitori

Spinetta Marengo è ora il principale sobborgo di Alessandria, alla biforcazione delle due grandi strade nazionali per Genova e per Bologna ed è diventato un centro industriale.

  • La “Cavallarota” – che prese probabilmente nome dalla fuga disordinata della cavalleria austriaca battuta da quella napoleonica – era una tipica costruzione rurale circondata da ampio spazio, adatto a scorazzarvi con i cavalli (cosa che anche Teresa ben presto imparò…). qui il dottore Giuseppe Grillo, padre della Fondatrice, si ritirava dopo le fatiche della sua professione e amava occuparsi di lavori interessanti le sue terre di Marengo e Sezzadio.
  • Teresa Grillo nacque, dunque, alla Cavallerota. Fu portata al fonte battesimale il giorno seguente la nascita – il 26 settembre 1855 – nella parrocchia di Sinetta Marengo. Fungeva da madrina la sorella Adele, sposata Arrigo. Compì il rito don Lorenzo Molfettani. Al ritorno dalla celebrazione mamma Antonietta, che attendeva ansiosa, impresse un commosso bacio sulla fronte della sua creatura rinata alla Grazia.

 

Parrocchiadi Spinetta Marengo, battistero, certificato di battesimo di Teresa , immagine della vetrata a lei dedicata

Donazione della casa alla Congregazione 

  • Nel 1976 l’ingegner Carlo Grillo Pasquarelli, pronipote della nostra Madre Fondatrice, consegna le chiavi della Cavallerota alla Congregazione nelle mani di Suor Consolata Zordan, vice generale. Fu un gesto di promessa: infatti solo al compimento dei 18 anni del figlio Federico, la cascina ormai diroccata, perché disabitata da molti anni, sarebbe passata alla Congregazione, che pur lasciandola nella sua originalità, provvide alla ristrutturazione per renderla agibile.
  • Nel 1984 il vescovo di Alessandria mons. Ferdinando Maggioni benedice la casa. Erano presenti, insieme ai membri del governo generale e del governo provinciale della provincia italiana “Sacra Famiglia”, i parenti e alcuni amici di Madre Michel. Durante la cerimonia, tra l’altro, furono consegnate alle suore le Costituzioni della Congregazione, rinnovate secondo gli orientamenti generale della Chiesa.
  • Per qualche anno la nuova casa fu sede del Noviziato. Attualmente è meta di pellegrinaggi e sede di incontri giornalieri di spiritualità per giovani, parrocchie e per quanti desiderano fare esperienze di deserto e di preghiera personale.

I nipoti della Fondatrice con i Vescovi Alberto Bovone e Ferdinando Maggioni nella festa di inaugurazione della cavallerota ristrutturata


Infanzia e famiglia della Fondatrice

Di antica origine ligure, i Grillo da tempo si erano trasferiti in Piemonte, a Castellazzo Bormida. Giuseppe Grillo era nato in Alessandria nel marzo del 1803, da Francesco Maria e da Angela Prelli.  Laureatosi in medicina nel 1826, nel dicembre 1835 sposò la diciottenne Antonietta Parvopassu « bella e di gentile avvenenza, virtuosa e cara, gli confortò ognora la vita ». La famiglia si arricchì di cinque figli. Ultima, era nata Teresa Maddalena, il 25 settembre 1855[1]. Nella calda atmosfera familiare, i genitori seguirono, vigili, con perspicacia e amore la figlia più piccola. Secondo l’uso dei tempi presso le famiglie benestanti, «appena nata fu data a balia nei dintorni dove rimase fino alla fine dell’allattamento. Quando fu ripresa in casa, era così graziosa e vivace coi grandi occhi così profondi e la bocca ridente che diventò presto la beniamina di tutti…». Teresa trascorse la sua infanzia col fratello Francesco. Il nucleo si era andato lentamente disgregando nel susseguirsi dei distacchi dei membri: le sorelle avevano lasciato la casa per le loro nozze e Carlo era entrato nella Regia Scuola di Marina. Un tono di giovanile animazione caratterizzava quel piccolo mondo che, per la più piccola, bisognosa di affetto e confidenza, riservava una tenerezza profonda. Teresa palesò poi i suoi sentimenti dominanti dell’affetto filiale con risonanze commoventi, di delicata sensibilità e venerazione.
Il ricordo della vita nella vecchia cascina – la grande azienda agricola sulla riva della storica sponda del Bormida – dalla tipica architettura rurale a pianta rettangolare – casa, stalle, fienile allineati sotto lo stesso tetto -, di bella regolarità geometrica, non fu soltanto suggestivo richiamo e attrattiva paesistica o amore della contemplazione: la vita dei campi le fu nota, anche, attraverso la dura fatica del contadino.
Nell’azienda, il padre, con pratico impegno, diede largo impulso alla risoluzione dei tanti problemi agricoli: talvolta, anche, insegna di battaglia contro una mentalità che in agricoltura era ancora troppo spesso chiusa in un gretto conservatorismo, colpevole di errori troppo frequenti di valutazione e di prospettiva, superficiale, se non assente, nell’impegno della promozione umana. Fu una scuola severa di lavoro, di senso del dovere, ma fu anche una trasmissione di linee-guida e di valori. Così egli era stato ricordato: «…anche il padre che educava i suoi figli alla più ferrea disciplina e che austero, instancabile, rigido con se stesso e con gli altri, era il padrone assoluto nella sua casa… Amava riposarsi dalle fatiche della sua professione occupandosi anche con passione della sua terra di Marengo e di Sezzadio. Nelle sere d’estate, quando il suo calesse, al trotto di due bei cavalli, entrava di volata nel viale della “Cavallerota” dopo la giornata laboriosa, tutti dovevano essere pronti a ricevere il padrone di casa; dai figli e dalla moglie al fattore, ai contadini: tutti erano ai suoi comandi… ».
Un patrimonio pur modesto di ricordi e di immagini che vivacizzano il linguaggio e colorano il racconto, ci riporta al mondo adolescenziale di Teresa Grillo, mondo che si rivelava sereno e gioioso, in un ambiente dove i rapporti erano improntati a fiducia e a comprensione, dove affioravano genuinità ed entusiasmo e le preoccupazioni erano focalizzate su contenuti traboccanti di affetti.Si devono cercare anche qui radici e caratteristiche di quella smisurata sensibilità che poi si riscontreranno nel campo spirituale, morale e pedagogico di Teresa Grillo. Le testimonianze dei parenti, in vario modo pervenute, concordano nell’indicare la sua disponibilità, le doti di dinamismo e di creatività, il forte impatto emotivo, che ogni volta riusciva a lasciare allorché si recava in visita nelle proprietà terriere, nel contado alessandrino, a Frugarolo, a Sezzadio.  E l’epistolario di Teresa Grillo testimonierà il perdurare di rapporti affettivi tanto delicati e sinceri. Ma profonde sofferenze non tardarono, già nella fanciullezza, a segnare il suo cuore ed a turbare la serenità con cui era vissuta nel clima amoroso della famiglia. Il 18 marzo 1866 perse il padre. Teresa Grillo con viva e acuta sensibilità, e per i suoi sentimenti di tenerezza verso il mondo familiare, portò sempre nel cuore la memoria dei suoi cari.  Quando poi Francesco dovette recarsi a Torino per compiere gli studi all’Università e sua madre lo segui, anche per Teresa venne il momento di lasciare la «Cavallerota ». A Torino frequentò la scuola primaria, probabilmente in qualche istituto religioso: non se ne ha assoluta certezza perché nelle sue annotazioni è pressoché assente ogni riferimento preciso a dati riguardanti fatti personali (Renato Lanzavecchia, Teresa Grillo Michel – la figura, le opere, Rusconi).

[1] «…Sovente la Madre mi ricordava che la sua nascita avvenne nel momento in cui suonava 1’Angelus. E mi ripeteva che fu battezzata il giorno dopo la nascita. Ricordo che la Madre mi diceva perfino che i suoi genitori quasi avevano rossore della sua nascita tardiva, quando già le altre sorelle erano sposate e quasi contemporaneamente nasceva una nipotina di lei… », ha testimoniato suor Cristina Pellizzari. Ved. Posino super virtutibus, p. 29.


La villetta porta la meridiana con l’inscrizione “Amicis quaelibet hora”

Per gli amici qualunque ora

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