La festa del Cuore Immacolato di Maria

 L’istituzione della memoria liturgica per opera di Pio XII

La memoria liturgica del Sacro Cuore di Maria divenne ufficiale, grazie all’intervento di papa Pio XII. La festa, infatti, fu resa universale a tutta la Chiesa, a ricordo della consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria, fatta due anni prima dallo stesso pontefice su invito della beata Alexandrina Maria da Costa. Questo il testo del radiomessaggio che papa Pacelli utilizzò per diffondere l’atto di consacrazione:
“Regina del Santissimo Rosario, ausilio dei cristiani, rifugio del genere umano, vincitrice di tutte le battaglie di Dio! supplici ci prostriamo al vostro trono, sicuri di impetrare misericordia e di ricevere grazie e opportuno aiuto e difesa nelle presenti calamità, non per i nostri meriti, dei quali non presumiamo, ma unicamente per l’immensa bontà del vostro materno Cuore. A Voi, al vostro Cuore Immacolato, in quest’ora tragica della storia umana, ci affidiamo e ci consacriamo, non solo in unione con la Santa Chiesa, corpo mistico del vostro Gesù, che soffre e sanguina in tante parti e in tanti modi tribola, ma anche con tutto il mondo straziato da feroci discordie, riarso in un incendio di odio, vittima della propria iniquità (…). Noi in perpetuo ci consacriamo anche a Voi, al vostro Cuore Immacolato, o Madre nostra e Regina del mondo : affinché il vostro amore e patrocinio affrettino il trionfo del Regno di Dio, e tutte le genti, pacificate tra loro e con Dio (…)”. Era il 31 ottobre 1942, il mondo viveva tempi oscuri, di travagli, di guerra e la Chiesa rivolgeva al cuore della Madre il proprio desiderio di pace e amore.

 

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Piccoli e Docili come Maria

 L’umanità “nuova” che Cristo propone agli uomini è, concretamente, un modo “nuovo” di pensare e di agire. Essa si realizza nella misura in cui noi siamo consapevoli che Dio è Creatore, e noi siamo sue creature.

Ciò comporta che si sia “docili” al volere suo e “umili”, cioè rispettosi di chiunque altro, pure originato da lui.

Un modo “speciale” di essere “nuovi” è quello della vita consacrata. Nessuno, però, può ignorare che sia volontà di Dio privilegiare e “servire” i poveri, e che siano tali tanto quelli che patiscono la povertà materiale, quanto quelli che sono vittime della povertà spirituale.

Ogni cristiano sarà “uomo nuovo” nella misura in cui compirà la volontà di Dio e servirà il proprio simile. La qual cosa è possibile fare solo attraverso la pratica delle virtù della “docilità” e della “umiltà”.

La nostra Madre fondatrice, la beata Teresa Grillo Michel, esorta spesso le sue Suore ad essere “piccole e docili”, come fu Maria, Madre di Gesù.

Nel Magnificat, che è l’inno da noi cantato in suo onore, esse sono evidenziate come virtù tipiche della grandezza di Maria.

Sono frequenti le esortazioni di Madre Michel alle sue Suore ad essere “piccole e docili”. A suor Immacolata scrive: «…Voglia il Signore darmi la forza di perseverare fino alla fine, e di annientare la mia superbia, e farmi un docile istrumento nelle sue mani». (Lettera del 22 giugno 1916).

Alle Novizie, invece, scriveva: «Siate generose, e fatevi piccole piccole per poter avere accesso più facile nel Cuore di Gesù; a questo vi faciliterà molto il Cuore dolcissimo della nostra Madre Celeste». (Lettera del 17 novembre 1920).

«Oh se fossimo veramente umili, e fossimo sempre rette nelle nostre intenzioni!», scriveva a una suora non citata in una Lettera del 17 luglio 1919.

Rivolgendosi poi a tutte le Consorelle diceva che lo spirito che deve distinguere la piccola Suora della Divina Provvidenza «è spirito di confidenza veramente eroica in questa mirabile emanazione della Divina Bontà» (Lettera del 1° dicembre 1937).

Anche Papa Francesco, esprimendo la stessa spiritualità di Madre Teresa Michel dice, in circostanze diverse: «La rivelazione di Dio si fa nella piccolezza», «Le cose di Dio, incominciano germogliando da un seme, piccole», e ancora, «Un cristiano parte sempre dalla piccolezza».

A tutti quelli, che credono di poter essere “nuovi” con la pratica dell’umiltà e della docilità, rivolgiamo l’invito a radicare in queste virtù l’amore per Dio e il servizio ai poveri.

Non c’è altro modo per vivere una fede autentica, per alimentare una speranza illimitata e per praticare la carità come dono di sé a Dio e agli altri.

Maria, Madre di Gesù e Madre nostra, ebbe a dire: «Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente… perché ha guardato l’umiltà della sua serva».

Buon cammino a tutti in questa via di santità vera.

PSDP

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